15 novembre 2006

L'attesa 1

Lo scrittore grasso sudava. Vestito di chiaro, con il vezzo del panama purtroppo per lui più piccolo di un'incollatura, sembrava un poliziotto sudamericano pronto per un appostamento al "Mocambo". Faceva caldo nella metropoli, quella domenica d'agosto, un caldo di quelli che t'incollano la maglietta della salute alla ciccia della schiena, se disponi di entrambe.
Ma lo scrittore, che pure era ben fornito, sudava anche e soprattutto per un altro motivo: il treno superveloce che aspettava tracannando una birra dopo l'altra, gli stava portando suo figlio. Non lo vedeva da anni, da quando aveva lasciato lui e la madre nell'ottusa città di provincia, per seguire più da vicino - s'era giustificato - le sorti del romanzo in grado di dargli la celebrità. Ma un mese prima la donna era morta in un incidente stradale, e i nonni avevano deciso che il ragazzo dovesse vivere con quel padre più stronzo che famoso.
"Come sarà? Mi assomiglierà? No, no, assomiglia da sempre a sua madre, non credo proprio che crescendo un ragazzo possa cambiare così drasticamente... E perché non arriva? Sono già alla quinta birra, questo treno che ha preso sarà superveloce, ma potrebbe pure spicciarsi. Lo so, lo so, sono arrivato con un'ora di anticipo, ma ricordavo male quel che mi aveva detto l'altra mattina per telefono. Anzi, me l'ero proprio scordato, già tanto che non ho sbagliato giorno... Cazzo, non avrò sbagliato giorno? No, impossibile, ho pensato che la sera avrei dovuto decidere se mollarlo in albergo, o portarlo con me nello studio televisivo dove registrerò una puntata di quel talk show per pubblicizzare il mio nuovo romanzo. La registrazione è stasera, ergo lui sarà qui nel pomeriggio. Ma presto, fa troppo caldo. Che venga a togliermi da questo limbo penoso. E questa donna? Sta male o vuole chiedermi qualcosa?".
La donna stava benissimo, voleva solo chiedergli se fosse effettivamente lo scrittore tal dei tali che una volta ogni sei mesi era ospite di quel salotto televisivo. Ma il treno superveloce arrivò se possibile ancora più velocemente, e rase al suolo lui, lei, il bar e l'edicola della stazione, lasciando un ragazzo di vent'anni completamente orfano e passabilmente ricco.

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